Strutture di supporto: zavorra, ancoraggio e carichi
Sul tetto piano si usano due sistemi principali: strutture a zavorra, che poggiano sulla guaina senza forare il manto, e sistemi ancorati meccanicamente alla struttura portante. La zavorra, solitamente in calcestruzzo o ghiaia, mantiene i supporti in posizione grazie al peso. È la soluzione meno invasiva, ma richiede una verifica strutturale preliminare: i blocchi aggiungono un carico concentrato che la copertura deve essere in grado di sopportare.
I sistemi ancorati perforano la guaina e si fissano ai travetti o alla soletta. Richiedono una sigillatura accurata dei punti di foratura per non compromettere l'impermeabilizzazione. In cambio, sopportano meglio le sollecitazioni del vento, che su una superficie piana e alta sono spesso più intense che su un tetto inclinato. In zone con vento forte, come le coste o le aree collinari, l'ancoraggio meccanico è spesso la scelta più robusta.
Per gli impianti di dimensioni rilevanti, come quelli descritti dal progetto a Storo documentato da Trentino Sviluppo (2026), che ha superato i 4,7 MW complessivi, la scelta strutturale viene definita da un ingegnere strutturista con calcoli specifici. Per un impianto residenziale, il progettista dell'installatore esegue comunque un'analisi dei carichi prima di proporre il sistema di fissaggio.